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^co^ /f/6. h 7

1>arvarò College Xibrari^

FROM THE

J. HUNTINGTON WOLCOTT FUND

GIVEN BY EOGER WOLCOTT [CLASS OF 1870] IN MEMORY OF HIS FATHER FOR THE «PURCHASE OF BOOKS OF PERMANEMT VALUEyTHE PREFESENCB TO BE GIVEN TO WORKS OF HISTORY, POUTICAL ECONOMY AND SOCIOLOGY"

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MAFFEO PAI^TALEONI

Scritti varii

di Economia

1904 REMO SANDRON -Editore

Lìbriiici d&ìlik H. Casa MILAKO-PALERMO-K*APOLl

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E^(?vv. l'fe'it . \.7

MAR 7 Ì911'

r ^- ^

Proprietà letteraria deW Editore

T|#. RLU VlNft - l-AiirtHa

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PREFAZIONE

È questo volume una raccolta di alcuni degli studi di Economia che ho stampato in varie riviste, italiane ed estere^ nel corso di quasi venticinque anni. Se il signor cav. Remo Sandron non sarà scoraggiato da quanto ha impreso con la pubblicazione di questo primo volume, seguirà un secondo volume e, poi, for- se anche un terzo.

La raccolta comprende già, e, se il secondo e terzo wlume dovessero seguire il primo, comprenderà anche maggiormentey la discussione di argomenti molto di- versi, perchè sono quelli che a me ognora sembrava, quando ne scriveva , che stessero in uno o in altro punto della periferia delle nostre conoscenze in ma- teria economica. Era quindi inutile che io ora tentassi di dare una qualche omogeneità a gruppi di studi coni 'presi nella raccolta, e sarebbe anche stata vana la ri- cerca per questi scritti di un titolo, che poteva riu- scire collettivo bensì, ma non sarebbe stato rigoro- samente generico.

Ho studiato come, suppongo, fanno la maggior par- te di coloro che studiano per il piacere che lo studio loro procura: mi sono fermato a raccogliere ed esami- nare fiori sempre dove, andando a zonzo, li vedevo, e dove mi parevano belli, o dove mi sembravano di una specie che dalle cose lette, non conoscessi , o non co- noscessi abbastanza, e poi, se me ne andava, scrivevo delle cose vedute e godute.

Ho fatto una parte di queste passeggiate pei campi fioriti della scienza a Ginevra e a Losanna e vorrei pregare due miei amici,, che colà spesso ebbi compagni e guide, i professori Adrien Naville e Vilfredo Pareto, di permettermi che io qui ricordi i loro nomi con gra- titudine e con affetto,

Maffeo Pantaleonì.

Eomaj febbraio i904.

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INDICE ANALITICO PER MATERIE

Prefazione

Indice analitico per materie

Del carattere delle divergenze d'opinione

esistenti tra economisti Contributo alla teoria del riparto delle

spese pubbliche .... Teoria della pressione tributaria Esame critico dei principii teorici della

cooperazione

Cenni sul concetto di massimi edonistici

individuali e collettivi Tentativo di analisi del concetto di « forte

e debole » in Economìa Nota sui caratteri delle posizioni iniziali e

sull'influenza che le posizioni iniziali

esercitano sulle terminali . Osservazioni sulla semiologia economica Dei criteri che debbono informare la storia

delle dottrine economiche . Appendice: A proposito di Luigi Cossa e

della sua «Histoire des doctrines èco

DomÌ4)ues »

Indice al^betico per materie Indice alfabetico per nomi d'autori . Errata-corrige

pag.

III IV

1-48

» 49-110

» 111-201

» 203-280

» 281-340

» 341-386

» 387-421 » 423475

» 477-514

» 515-526

» 527-530

» 531-532

» 533

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DEL CARATTERE (')

DELLE

D1YER6ERZE D'OPIHIOHE ESISTERTI TRi ECOHOIISTI.

Sommairio. I. Non vi Bono Scuole iu Economia. 11. Sono con- troverse le Imsi fìloeolìche ed è incerta la soluzione di pro- blemi ultimi. III. Può essere controversa la soluzione di ogni problema inverso, in ragione del carattere logico di questi pro- blemi. IV. Le divergenze politiche non sono una base possi- bile per divisioni in Scuole. V. Bensì lo è il grado di genera- lità delle teorie economiche. VI (a). Così, ad es., si riesce ad abbracciare il fenomeno della produzione e quello del consumo mediante una sola legge. VI (b;. Così pure si dimostra l'iden- tità del fenomeno duella produzione , oppure di quello dello scambio, con quello del riparto di un bene tra piii usi. VI (e). E l'identità d.' fenomeno della produzione con quello dello scambio si dimostra anche direttamente in due modi. VI (d). La teoria dei beni complementari può essere generalizzata in modo da assorbire quella dei beni diretti . nonché quella dei coefficienti di fabbri^'azione e quella di un massimo edonistico. VII. La cerchia dei fenomeni sociali governata da forze eco- nomiche è molto ristretta; non abbraccia i fenomeni politici, quelli di tutela.

I.

Mi aspetto che mi chiediate a quale Scuoia di e- conomisti io appartenga. È codesta una domanda

{*) Prolusione al corso di Economia, letta nella Univer- sità di Ginevra il 23 ottobre 1897.

Pantalkoki I. 1

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che è quasi di rito , appena ci si iucontra con uu economista. Infatti , è comodo assai poter mettere gli economisti in barattoli , come si fa dei medici- nali nelle farmacie : qui il bromuro di potassio, li il bicarbonato di soda; qui un economista ortodosso, li un socialista, od uno storico, od un matematico, e che so io, quant'altro mai ! Se la rubrica è data, non occorre più chiedere altre nuove, perchè tutto ne segue, come i coroUarii discendono da un prin- cipio.

darò, forse, una mediocre opinione di me, di- cendovi che non appartengo ad alcuna scuola e che non ne ho una che esca dalla mia officina. Vi sor- prenderò, forse, aggiungendo che non vi sono Scuole in Economia, ovvero , ciò che è l'istesso , che non ve ne sono che due: la scuoia di coloro che sanno l'economia e la scuola di coloro che non la sanno. Codeste due scuole sono, naturalmente, sempre in guerra tra di loro.

Per dimostrarvi la mia tesi, che cioè non esistano Scuole in Economia, esaminerò successivamente i fatti che possono indurvi a dubitare della sua esat- tezza. L'esame presenterà un interesse collaterale, mostrandovi, in iscorcio, alcune leggi assai generali della scienza economica.

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II.

Havvi, in primo iuo^o, una circostanza dei .tutto esteriore, clie può portarvi a suppoiTe che vi siano delle Scuole. In ogni Università vi sono parecchi professori di Economia. Ora, se costoro davvero in- segnassero tutti quanti l'istessa cosa, non avrebbero ragione d'essere ! I professori d'Università non sono mica come le merci , che occorre aumentare se il consumo se ne allarga ! Se gli studenti diventano più numerosi, basta dare ad un professore un'aula maggiore; dunque, se varii sono i professori, è segno che variamente espongono l'istessa scienza. E deve trattarsi di differenze sostanziali, e non già soltanto pedagogiche , poiché i metodi didattici sono cosa assai secondaria nell'insegnamento superiore.

Se accettaste questa spiegazione, vi trovereste in un discreto imbarazzo I Non è la verità necessaria- mente una sola ? Dunque, se le dottrine fossero di- verse, potrebbe darsi che siano tutte quante false, ma è impossibile che due siano ad un tempo vere. Tutt'al più potrebbe ciascuna essere parzialmetite vera , se una verità ancora può dirsi tale anche quando è parziale. E, allora, potrebbero anche com- pletarsi a vicenda. Ma potrebbe pure succedere, che, quantunque completandosi, non coprissero tutto il campo della verità , come pure, che s' incrocias-

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gero. Eccovi parecchie ipotesi. Ma non sono cortesi e, quei che più conta, non sono verosimili. La re- gola non è, che, se varii professori fanno Tistesso corso, uno solo sappia il fatto suo e gli altri igno- rino il proprio mestiere. Ma è, invece, piuttosto que- sta la verità: che tutti sono di accordo sui quattro quinti, o sui nove decimi dell'argomento, e si sepa- rano alle due estremità. I primi principii, le basi fi- losofiche, converrebbe dire qualche volta le basi me- tafisiche, sono per ciascuno il pi*odotto dei suoi studi di ogni genert^ e riverberano talvolta anche il carat- tere personale; i problemi ultimi, quelli che stanno ai limiti del nostro sapere, sono presso ciascuno ciò che li fanno essere il proprio talento, o il proprio genio* Ora, i problemi dell'una e dell'altra di queste due specie, quella iniziale e quella finale, vanno sempre crescendo. Il progresso della scienza è stato spesso paragonato all'accrescimento di una palla di neve che scorresse per la china di un monte, raccogliendo dell'altra neve e di cui la superficie mppresente- rebbe l'ignoto.

Tuttavia si è meno tormentati in talune scienze^ che in altre, dalla jnetaflsica e dai problemi estremi^ perchè il numero di coloro che si precipitano sugli uni, o sugli altri, è in ragione dell'imperfezione, o del grado di progresso delle varie scienze. Si è spinti all'indagine dei primi « degli ultimi problemi quando il cammino tra queste due mete è breve^

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ovvero, facile a percorrere, se lungo. Ora, è questo cammino intermedio che ci interessa più di ogni altro. Havvi qui una via sicura per tutti, una vera proprietà collettiva. Le due estremità di essa sono controverse in tutte le scienze e non soltanto nel- TEconomia. Di recente assistevo ad una disputa tra due matematici sulla definizione della retta. Il primo diceva che, gira, rigira, la vecchia definizione, secondo la quale la retta è la via più corta tra due punti, è ancora la migliore; l'altro rispondeva, che essa è contraria al principio che impone di non in- trodurre in una scienza concetti eterogenei, senza che ve ne sia l'assoluta necessità, e che conveniva accettare una delle definizione più moderne '). Or hene, questi matematici, che non erano d' accordo tra di loro Sul punto di partenza della geometria euclidea, lo erano tuttavia intieramente sul teorema di Pitagora, o su altm proposizione consimile qual- siasi.

Ma, se le cose stanno cosi , non è possibile una divisione in Scuole in ragione di questo primo cri- terio. Sarebbe assurdo voler distinguere in Scuole, secondo il modo di risolvere problemi che ancora

^) Egli riferiva, che ora taluDi libri di testo nelle Dostre scuole secondarie la definissero « un angolo di 180.^ », de- finizione che avrebbe l'istesso difetto di quella antica, che si censurava, e qualche altro difetto in giunta.

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uou hanno uua soluzione certa , oppure di cui la soluzione è tale , che ancora non è nemmeno alla portata di tutti coloro che fanno una specialità di un argomento. E sarebbe, se non assurdo , certa- mente privo di ogni utilità, distinguere la gente in Scuole, secondo le opinioni metafisiche che profes- sano, là dove queste opinioni non turbano affatto l'accordo in subiecta materia. Tornerò, fra poco, su questa prima pretesa motivazione di divisione in Scuole, allorché vi diro della formazione di alcune leggi assai generali, e, per il momento, ne ho forse detto abbastanza.

Aggiungerò soltanto una spiegazione della pei*si- stenza di questa opinione, che cioè vi siano delle Scuole. Essa è un archaismo. In altri tempi era lecito parlare di Scuole, intendo dire nel primo pe- riodo di formazione di questa sciènza. Ed invero^ essa è stata costruita da uomini che avevano rice- vuto la più svariata preparazione : da filosofi , da commercianti, da giuristi, da storici, da letterati e da matematici. Ciascuno ha portato seco, non sol- tanto il suo peculio di fatti , ma anche il suo pe- culio di idee, e si è servito dei metodi di ricerca ai quali era abituato. Ora , le idee rassomigliano alle chiavi ; ciascuna non apre che un certo numero di porte, e si ottiene quasi sempre un notevole pro- gresso allorché si riesce a impiegare in una scienza una idea fondamentale nuova , di cui la fecondità

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si sia già manifestata in un'altra scienza. Cosi, mentre p. e. i giuristi che si sono occupati di Eco- nomia, hanno provato a tutte le porte le idee di fi- nalità^ e hanno decomposto ogni complesso di con- dizioni, o di cause determinanti un fenomeno , se- condo criterii di imputabilità^ e hanno generalmente portato con loro un concetto preciso di ciò che sia una organizzazione; i matematici hanno considerato le condizioni o cause di un fenomeno , come delle variabili di cui esso è una funzione^ e hanno ope- rato con i concetti di forza^ di materia^ di velocità^ di equilibrio, di polarità e di simmetria. Analogamen- te dicasi per gli storici, i psicologi, gli uomini d'af- fari. Ebbene, una debolezza scusabile ha spesso per- suaso questi uomini, che ciò che essi vedevano era la sola cosa che importasse di vedere , e un miso- neismo assai meno scusabile induceva spesso gli al- tri a ripudiare ogni cosa che non venisse da loro. Ma, questi tempi sono passati. Nessuno al giorno d'oggi ha il diritto scientifico di rigettare il ricorso a qualunque metodo logico, e coloro che si coprono le orecchia per non ascoltare la testimonianza di un fatto, qualunque esso sia, e donde esso sia venuto, mostrano soltanto di non essere adeguatamente pre- parati per fare opera di scienza.

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111.

Havvi nu argomento più solido , e un fatto più saliente, per dire che vi siano Scuole, ed è questo: che non si sono ancora mai visti due economisti che fossero intieramente d' accordo nella interpre- tazione di un fenomeno concreto. È questa , senza dubbio, una disgrazia. Ebbene, bisogna farci l'abi- tudine , perchè vi è una buona ragione per sup- porre che sarà cosi ancora per lungo tempo.

Prima di dirvela, permettetemi di ricordarvi, che non è cosa del tutto certa, che se avete la fortuna di avere due medici che vi assistano, questi siano d'accordo, sia sulla vostra malattia, sia sovra i ri- medii che conviene darvi. Ora , eccovi una circo- stanza^ la quale già dovrebbe bastare per farvi so- spettare che vi sia qualche condizione organica che spieghi la pereistenza di un fenomeno di questo ge- nere. Ed è proprio questo quello che vedremo es- sere il fatto.

Ciascuno conosce, per esperienza propria e quasi quotidiana, la differenza che corre tra una opera- zione diretta e una opei*azione inversa. Ciascheduno sa> p. es., che è più facile fare un nodo che disfarlo, e ciascheduno ricorda , dai tempi in cui andava a scuola, che era più presto calcolato il quadrato di un numero che trovata la ladice quadrata. Ora, sta

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il fiitto , che la logica conosce operazioni dirette e operazioni inverse, e che quindi ve ne sono in ogni scienza ^).

È operazione diretta quella che si fa allorché sono date le premesse e le leggi logiche secondo le quali dobbiamo farle funzionare: si cerca allora la con- clusione, e non ve ne ha che una sola. È opera- zione inversa quella che si fa, allorché la conclu- sione e le leggi secondo le quali dobbiamo operare sono date; si cercano allora le premesse , ovvero i fattori che hanno prodotto la conclusione , e vi é quasi sempre una pluralità di soluzioni^ ugualmente valide. Questa pluralità di soluzioni possibili può perfino diventare una infinità di soluzioni possibili. Quante risposte, j). e. , potreste dare a colui che

^) Chi volesse maggiori ragguagli su questo punto può trovarli in Jevons, Principles qf sciencc^ pag. 122, ed. 1887, Macmillan; ovvero in Venn, l'rinciples of empirical logie, p. 361, ed. 1889, Macmillan; ovvero in E. Schroder, Alffe- hra und Logik der Eelative, p. 241 , ed. 1895, Teubner. Cito queste fonti, perchè le questioni che si rannodano al « processo inverso » sono della più alta importanza per la semiotica economica, e quindi per l'interpretazione di fatti statistici, e perchè sono in parte ancora controverse Dirò, ad es., che fare un nodo e disfarlo, non sono a rigore o- perazionì inverse, ma bensì farlo in un modo determinato e disfarlo; così pure, non ritengo che parecchie operazioni aritmetiche, chiamate processi inversi, lo siano. Così, non lo è la sottrazione e non lo è la divisione. Insomma , è una grossa questione quella che qui viene accennata.

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vi dicesse di indovinare, quali cifre egli abbia mol- tiplicato per fare trenta ! Mi direte, forse, che è nna domanda da pazzo. Io non nego, ma vi fo osservare, che è questa l'istessa domanda che voi fate ad un archeologo, o ad un filologo, quando richiedete da lui che vi ricostituisca un monumento, od un testo, del quale non gli fornite che alcuni frammenti. E vi dico ancora, che in Economia vi sono costante- mente operazioni dirette e operazioni inverse da fare, e che vanno distinte.

Ogni trattato di Economia non è altro che un tes- suto di operazioni dirette. Infatti, cosa vi si fa ì Si espongono le condizioni necessarie e sufficienti di un fenomeno, e si sono già date, o si su|)pongono note, le proprietà delle cose con le quali operiamo. Vi si dirà, p. e. , a questo modo : siano dati due individui, aventi le proprietà psicologiche degli uo- mini d'affari, poniamo, dei sensali di borsa ; siano poi, date le quantità che ciascuno essi possiede di ogni genere di merce; siano, finalmente, dati per ciascun individuo i rapporti tra le utilità marginali, ovvero, le rarità, come direbbe il Walms, o le ofe- limità, come direbbe anche meglio il Pareto, di ogni genere di bene posseduto. Allora noi possiamo dedurre da queste premesse il teorema e i corollarii seguenti : « Se i rapporti tra le utilità marginali, ovvero le ofelimità elementari, non stanno presso Primus neir istesso rapporto in cui stanno presso

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Secundus, questi individui procederauno necessa- riamente a scambi tra di loro; i limiti entro i quali esistono ragioni di scambio accettabili ad entrambe le parti sono determinati da questi istes- si rapporti ; ogni atto di scambio renderà i rap- porti in cui stanno le ofelimità elementari presso i due permutanti, più simili; allorché la posizione relativa delle utilità marginali, ossia delle ofelimità elementari, sarà precisamente Tistessa presso en- trambi i permutanti , ogni ulteriore scambio sarà impossibile; è impossibile, altresì, che per uno dei due individui sia scomparso ogni interesse a conti- nuare nelle permute, e che ciò non sia simultanea- mente pure avvenuto per l'altro permutante. »

Non entrerò qui nei dettagli di una dimostrazione, ben nota a ogni economista ^).

Ho voluto darvi un esempio di operazione diretta che non ammette che una sola conclusione, esempio proprio tipico per tutti i ragionamenti che costitui- scono i trattati di economia.

Vediamo ora una operazione inversa, ovvero, come si faccia un viaggio di ritorno. L'analogia della po- sizione in cui si trovano medici ed economisti ap- parirà in modo assai marcato, salvo in questo, che

*) Pareto. Principes voi. I, §§ 44-56, ed. 1896, Rouge, Lau- sanne. Wieksteed. Alphabet, pp. 68-77, ed. 1888, Macmillan.

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la posizione degli economisti è spesso assai più im- barazzata di quella dei medici. Si dice che vi siano assai più di mille malattie diverse, che danno luogo, o meglio, che si manifestano mediante una ventina, o più, di processi morbosi. Come diagnosticare con quale malattia si abbia da fare in un caso partico- lare ? Le regole i)er diagnosticare costituiscono un corpo di dottrina che si chiama la semiologia, o la sintomatologia. La struttura logica del metodo con- siste in questo, che si classificano i sintomi secondo un criterio, p. e. in ordine agli organi di cui il funzionamento può manifestarli; poi si fa una lista, possibilmente compieta, per ogni sintomo, di tutte le malattie nelle quali ciascun sintomo si rinviene. Se ogni malattia avesse un sintomo esclusivamente suo, un rfix,ar/£>io//, la diagnosi sarebbe sempre certa. Ma, invece di questo, non soltando gli stessi sin- tomi, ma anche molti gruppi complessi di sintomi, rispondono a varie malattie ; tra le quali perciò il dubbio è perfettamente lecito, finché lo svolgersi della malattia, fornendo nuovi sintomi^ non dia u- nivocità ad una serie di gruppi di sintomi, svoltasi sotto gli occhi del medico. Ora , vediamo un mo- mento, cosa avviene in semiologia economica.

I nostri sintomi sono i fatti statistici. Ma, in primo luogo, non tutte le manifestazioni di un evento eco- nomico rivestono una forma suscettibile di misura-

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zioae ^); possediamo dunque, uella migliore ipotesi, uu iudice parziale delle mauifestazioiii cbe si cou- uettono, in uu modo qualsiasi, con l'evento econo- mico di cui cerchiamo la spiegarJone. In secondo luogo, quelle manifestazioni che hanno proprietà statistiche e che potrebbero essere raccolte, non lo sono tutt^, lo sono sempre ; i nostri metodi di osservazione sono costosi, lenti e tanto complicati, che le occasioni di cadere in errore sono numerose e che gli errori possono essere grandi. Inoltre, tal- volta, la rapidità con la quale si svolgono gli eventi parlo di una rapidità relativa ai nostri mezzi di osservazione è tanta , che non vediamo che un lampo; talvolta, invece, le modificazioni che rivele- rebbero la evoluzione di un fenomeno sono cosi lente, cioè, hanno talmente quello che può chia- marsi il passo geologico^ che non avvertiamo ciò che avviene, come non iscorgiamo, senza altri sussidii, il perpetuo rinnovarsi dei nostri tessuti. Rispetto

^) P. e., lo scontento di una classe sociale e molte forme di sofferenza economica, o avente origine in condizioni e- cononiiche, sono visibili e tangibili per il parroco, o per il medico condotto, o per il brigadiere dei carabinieri , del sito in cui hanno luogo , ma non assumono forma stati- stica che se hanno certe dimensioni, e se prendono una certa via, o piega, fra molte altre possibili. L'è come se non vedemmo che i treni che vanno su di un binario, dove ve ne sono in realtà molti su di altri binarii, con- tigui al nostro, e intersecanti il nostro.

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a certi problemi ci troviamo, dunque , nella posi- zione di animali che avessero bisogno di un periodo di tempo molto lungo , prima di essere capaci di risentire una seconda sensazione, dopo che ne aves- sero ricevuta una prima. E tutto ciò che accadesse fra i due tempi, sarebbe per loro come cosa non avvenuta. Rispetto, poi, ad altri problemi, rassomi- gliamo ad animali che avessero la vita così corta che un minuto secondo sembrerebbe loro digià una una eternità e di cui tutta la tradizione storica nou abbraccerebbe che alcuni minuti ^). In breve , oc-

^) In verità, nelle scienze sociali , è questa più spesso la nostra posizione di quella degli animali del primo ge- nere; o, per meglio dire, finora avvertiamo più spesso un imbarazzo a questo titolo che per 1' altro. La esperienza storica, la catena di osservazioni certe , che possediamo, sono così corte, che non ci autorizzano ad alcuna previ- sione, ogni qualvolta non abbiamo di già potuto trovare una legge superiore che ci permetta di procedere dedut- tivamente. In questo sta la principale debolezza di tutti i ragionamenti induttivi in codesta materia. Farò un esem- pio qualunque. Si tratti della quistione del così detto fem- minismo. Delle due l'una : o conoscete una legge fisiolo- gica che tronchi la questione, e allora non l'avete decisa induttivamente , o non conoscete , o non credete in una legge fisiologica, o altra che sia, rispetto alla quale que- sta quistione è un caso particolare , e allora non potete veramente concludere nulla, disponendo di un bagaglio di fatti che è, e non può per ora essere , che irrisorio. Per spiegarmi sevèramente mi riferirò alla fig. 32.» del $ 578

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corre che gli enti nou abbiano dimensioni eccessive in rapporto alla scala della nostra sensibilità , se volete che si possano misurare. Ora , abbiamo qui una iirima sorgente di questioni tra economisti, sor- gente che i medici spesso non hanno, e, allorché rbanno, spesso non l'hanno altrettanto potente. Non siamo, per lo più, d'accordo sui fatti costituenti il problema concreto che ci si pone ^).

Ma, supponiamo pure di avere tutti i fatti statistici possibili a nostra disposizione, e che essi non diano luogo a contestazioni. È allora che le proprietà lo- giche del nostro problema inverso incominceranno a farsi giuoco di noi. Si tratti di una industria qua- lunque. Occorreranno ad essa un suolo , materiali di vario genere, servizi personali, etc, e ognuna di queste cose si suddividerà in un grande numero di sub-specie. Si chiamano tutte queste cose fattori di produzione, ovvero, se si ha in mente la quantità

(pag. 4) del voi. II. del Pareto. La on è brevissima; la nt alla quale si estende il vostro argomento induttivo, è lun- ghissima ! Non ne può venire fuori che una sciocchezza! Conviene facciate l'inverso, cioè,, che estendiate, per in- duzione, quello che credete essere il movimento accertato nella zona sopra on, a tanta parte contigua di nt , che questa non sia che un infinitesimale di on,

*) Un caso graziosissimo di discrepanza sui fatti relativi ad uno sciopero è raccontato dal Nicholson , in « Strikes and social prohlems, » p. 2 e 3, ed. 18%, Black. London.

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che ne occorre per ottenere una unità di prodotto, coefficienti di ^produzione. Hanno ancora un altro nome, che richiamerò pure, perchè spesso i diversi nomi sono suggestivi, così come lo sono i varii ti- toli nobiliari, o professionali, di una stesila persona. Si chiamano questi fattori anche beni Ì8trumentali, complementari nei rispetti reciproci, e si vuole dire con ciò, che si tratta di cose le quali non hanno al- cuna utilità diretta da per loro, ovvero, possono non averne, e non sono utili , e ofelime , altro che in quanto sono istrumenti, o mezzi , per il consegui- mento di cose che hanno una utilità diretta. Si di- cono, poi, complementari^ perchè ciascuno, preso iso- latamente, non è nemmeno un istrumento, ma, presso a poco, ciò che un braccio di una forbice è senza l'altro, o una ruota d'orologio , senza il rimanente meccanismo. Or bene, accada un ribasso, poniamo, nel prezzo di un certo genere di beni istrumentali complementari, dicasi, nel salario di una categoria di opemi necessari nell'industria di cui si tratta. Provatevici ora di dire, a che ciò può essere dovutol Indicate, se lo potete, tutte le conseguenze che ne derivano 1

Troppi saranno i fatti che vi oc(;orreranno per poter dare una risposta conforme alla realtà, ed an- che se aveste tutti i fatti, varie risposte sono pos- sibili. Può darsi benissimo che non troviate realizzato l'evento che per i>rimo vi aspettereste, cioè, quello

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li- di uu aumento dell'offerta di questo geuere di ser- vizi, uè che siasi diminuita direttamente la domanda cbe se ne fa. Può benissimo darsi che sia stato un altro fattore di produzione, totalmente diverso , di cui l'offerta siasi diminuita e che, per il suo colle- gamento con gli altri fattori di produzione, ha ca- gionato un nuovo equilibrio. Ma, questo nuovo equi- librio può ott-enersi in vari modi ed è cert-amente lecito a varii economisti di spiegare variamente un caso concreto, quando anche un solo economista è costretto a proporre una serie di alternative aventi differenti gradi di probabilità '). È mai possibile trovare in questo un motivo per divisioni in Scuole? Per parte mia, non saprei trovare posto che per gradazioni secondo la capacità individuale.

IV.

In quanto ad un terzo criterio di classificazione in Scuole, credo di potermi dispensare da ogni cri- tica seria, poiché ciò che difetta in quella classifi- cazione è ciò che precisamente havvi di più ne- cessario in ogni classificazione, ciò ohe i logici chia-

*) Esempi possono vedersi in Marsehall, Principles, B. v. eh. VI, p. 431, ed. 1891, Macmillan; ed in Lehr , Grund- begriffe, VII, § 7, p. 241 ed. 1893, Hirschfeld, Leipzig.

Pantaleoni I. 2

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mano un fundamentum divisionis. Fo tuttavia men- zione di questo criterio, perchè qui atesso , alcuni anni or sono, aveste la fortuna di udire delle con- ferenze dai rappresentanti di quattro Scuole.: la scuoia del Leplay, la scuoia collettivista, la scuola liberale e' una sedicente scuola nuova, qualche cosa di analogo al dio ignoto degli antichi, ò Ssóg ày- vcoazo^^ al quale pure erigevansi statue, per non gua- starsi i proprii fatti con nessuno. E c'era bene di che fare un posticino al Dio ignoto, poiché si trat- tava di un mixtum compositum di metodi di ricerca scientifica, di panacee di rigenemzione sociale , di dottrine speculative, morali, economiche e politiche, miscuglio che può dare luogo , non già a quattro Scuole soltanto, ma ad una quantità sterminata di combinazioni, a seconda che variate un solo dei nu- merosi ingredienti dell'una o dell'altra di queste ri- cette. Se fate della scienza, cioè, se cercate le con- dizioni necessarie e sufficienti di un qualsiasi feno- meno , voi non sarete mai chiamati a decidervi in favore o contro lo scopo, l'ideale , che un sistema qualunque pretende di realizzare ; discuterete sol- tanto di nesso fra lo scopo e i pretesi mezzi con i quali lo si vuole raggiungere : lo scopo in stesso è per voi un dato di fatto ^). Nulla impedisce che

*) Non conosco alcuno scrittore che abbia dimostrato con

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ciascuno di noi passa essere anche qualche cosa di più di un semplice economistar ciò che realmente è poco assai e sia pure un moralista^ o un uomo politico, o anche soltanto un uomo di cuore, e come tale abbia una opinione, una fede^ se vi piace, in correlazione agli scopi della vita umana. Ma, se fate soltanto della scienza economica e vi si parla allora, poniamo, di protezionismo e di libero scambio, voi non avete altro ufficio che quello di di8cutei*e gli eflTetti economici dei varii generi di diritti protet- tori in tutte le situazioni possibili, ma non sarà di vosti*a competenza di dichiarare buoni o cattivi ^) gli effetti che ne scaturiscono. Cosi pure , se vi si parla di socialismo, non tocca a voi altro esame che quello delle condizioni che il sistema suppone per essere tale quale si vuole che sia , oppure , se le

maggiore evidenza questa cosa del Cairnes^ e nel suo Me- todo e carattere logico etc., e nei suoi Saggi sul Bastiat e sul Comte.

^) Già Aristotile aveva fatto valere, molto efficacemente, contro Platone, che non si può discutere di buono o di cat- tivo in via assoluta , ma solo in rapporto a determinate persone e ai loro bisogni. Se si vuole parlare di effetti buoni o nocivi, bisogna prima essere d'accordo sulla que- stione di sapere, quali interessi, di quali persane si intende siano posti al numero uno, e quali altri di queste istesse persone o di altre persone vengano in ordine subordinato. Ma, codesta è quistione politica, nel senso elevato della parola, e non già economica.

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condizioni del sistema vi sono date , qaeilo di de- durne rigorosamente gli effetti ; ma , la bontà , la giustizia , la legittimità delle prime e dei secondi non è affare vostro.

Passo dun<iue diffilato alla sola differenza reale che potete stabilire, sia tra le dottrine che si sono suc- cedute, sia tra quelle che si disputano ancora oggi il campo; intendo dire, una differenza nella gene- ralità che distingue le teorie, o le pi*opo8Ìzioni eco- nomiche, e talvolta una differenza nel numero degli anel^ intermediarli per mezzo dei quali gli econo- misti raccordano un fenomeno alla sua caus«, o ad un complesso di fattori causali.

Se esaminate l'economia politica del Ricardo, tro- verete una serie di proposizioni concernenti un mondo ben circoscritto : si tratta di fenomeni che appaiono in mercati, cioè in mercati moderni , potete anche dire in grandi mercati inglesi ^) : si tratta della con- dotta di uomini d'affari, mentre sbrigano j loro af- fari ; si tratta di spiegare la formazione dei prezzi

*) Questo è stato messo ìd piena evidenza per la prima volta dal Bagehot, nei suoi scritti postumi.

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in questi mercati e razione e reazione che ha luogo tra questi prezzi e le quantità di merci che sono st^te e che samuno ancora pi*odotte. Ricardo sa per- fettamente che, a un momento dato, il prezzo di una merce sarà un prezzo di equilibrio tra la domanda e Tofferta. Egli sa perfettamente che il prezzo di equilibrio tiene conto delle quantità future di merce? di quelle cioè che sai'anuo sul mercato domani, da qui a una settimana o da qui a sei mesi. Egli sa che il prezsso di equilibrio momentaneo cagionerà perdite a taluni imprenditori e darà lucri ad altri, e che di conseguenza il prezzo corrente agirà sui fattori di produzione. Egli conosce altresì alcune delie principali leggi che connettono questi fattori, leggi che si possono dire strutturali, e le principali leggi funzionali che si manifestano. La fisionomia generale dei nostri sistemi moderni è riconoscibile in quello di Ricardo.

Ma, allora, in che ha consistito il progresso dal suo sistema al nostro f

Notate, in primo Itiogo , che il mondo al quale oggi si ritiene siano estesi i. teoremi dell'economia, non è più affatto esclusivamente il piccolo mondo del quale parlava Ricardo. E questo cangiamento non è dovuto a ciò che i teoremi siano cambiati. Anche i teoremi sono cambiati, s'intende, e ne ve- dremo or ora degli esempi, ma anche se non si fos- sero modificati , se volessimo lasciarli tali e quali

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come stanno in Ricardo, dovremmo sempre esten- deriìa classi di fotti che Ri cardo non pensava abbi*acciare nel suo sgoardo. Si potrebbe, breve- mente, dire, che è, prima di tatto, la quantità lo- gica delle proposizioni Ricardiane che è cambiata. dove il soggetto di una proposizione Ricardiana era particolare, essa è diventata meno particolare, e qualche volta del tutto generale. dove il pre- dicato di una proposizione Ricardiana aveva una certa quantità, ovvero una quantità indeterminata, «luesta quantità è stata modificata , ovvero è stata determinata. 1 nostri teoremi non valgono soltanto per aggregati di uomini d'affari, mentre stanno fa- cendo i loro negozii, ma per monadi , supposte as- solutamente egoiste, durante qualsiasi azione di cui la forza motrice sia il loro egoismo, non monta che si tratti di operazioni finanziarie od altre. dove Ricardo ^veva bisogno di un aggregato di uomini, dunque almeno di due individui, p. e*, per forma- lare le leggi delio scambio, o del baratto , non ab- biamo più bisogno di due individui; uno solo ,ci ba- sta. Le sue leggi sono più generali di quello che egli credesse, o sapesse, cioè, restano vere con uu numero minore di condizioni di quelle che a lui erano necessarie : abbiamo slargato i suoi quadri facen- do fraternizzare , per cosi dire , fatti ai quali egli non aveva pensato, o che gli sembravano eteroge-

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nei con i suoi. Ora, in codesto precisamente con- siste una generalizzazione.

In secondo luogo, si è costruito una quantità assai notevole di ponti tra i fatti che egli aveva già col- legati alla meglio. Egli si era, p. e., accorto, e altri prima di lui, di un nesso fra le spese di produzione e i prezzi, trattandosi di un fatto ovvio come lo è per un fanciullo quello di un nesso tra un compito fatto bene e un punto buono. Ma , precisamente come un pedagogo rit-errà essere ufficio suo di con- nettere questi due fatti mediante una catena forse assai complicata di altri fatti intermediarli, e riterrà questi necessarii per il suo sistema di psicologia pedagogica, cosi gli economisti hanno dovuto assog- gettarsi ad un lavoro faticoso per fabbricare ponti attraverso a tutti i burroni che, come un esame at- tento rivela, separano i costi di produzione ed i pi-ezzi. Ora, in codesto precisamente consiste un progresso nella spiegazioìie di un fenomeno.

Finalmente , parecchi fenomeni complessi sono stati decomposti mediante l'indicazione delle leggi delle divei^se cause, o forze, dei quali essi sono le risultanze. Ed anche questo è una forma di pro- gresso nella spiegazione dei fenomeni.

Se la vostra pazienza non è esaurita, permettetemi di mostrarvi la trasformazione di alcune leggi, ori- ginariamente specialissime, in leggi di una genera^ lità sorprendente. Le differenze che si notano fra

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gli ecouomisti si riducono, iu sostanza , a ciò , che non tutti hanno l' istesso gusto per le generalizza- zioni. Essi sono come gente che abitasse tutta quanta ristessa casa, ina così che una parte preferisse uu piano e un'altra un altro piano. Coloro che si tro- vano all' ultimo piano non negano mica l'esistenza delle cose che vedono coloro che stanno al primo piano ; ma la proposizione non si può invertire. Havvi, x>er cosi dire, una differenza quantitativa e non già qualitativa tra il sapere degli uni e quello degli altri.

VI fa)

Non vi ha osservazione più volgare , più banale, di questa, che ogni merce può essere decomposta iu fattori , o elementi , di produzione. Non e' è botte- gante che noi sappia. Ebbene, da questa proposi- zione si passa , senza hiatus , ma facendo parecchi chilometri di strada che non si svolge sempre in pianura, a quest'altra : la soddisfazione totale , ov- vro, l'ofelimità totale, di cui gode un individuo ha per fattori di produzione i suoi consumi. In altri termini : noi possiamo trattare una quantità psico- logica , quale la soddisfazione totale goduta da uu individuo, all'istesso modo come tratteremmo la pro- duzione di un prodotto materiale qualsiasi , e per fare ciò non abbiamo che da prendere come coeffi-

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cieati di fabbricazione i suoi cousumi. Aliorcjhè si tratta della produzione di un prodotto materiale^ dobbiamo tenere presente che variano i coefficienti di fabbricazione, se non tutti (^), almeno la maggior parte , e , se non sempre , almeno di solito, con la variazione della quantità che si produce : V istesso accade quando si tratta della produzione di un mas- simo di soddisfazione. Allorché si tratta della pro- duzione di un bene materiale, bisogna tener conto del co..to, per 1' imprenditore, di ciascnna quantità di ogni fattore di produzione e dell'effetto utile di essa, cioè, fare un calcolo del prodotto netto di ogni incremento di un qualsiasi fattore : precisamente ristessa cosa accade nel problema del massimo di soddisfazione. Ohe i due problemi siano dellMstessa razza si vede subito, se si riflette, che digià il pro- blema industriale, come ottenere un massimo di pro- dotto , non è punto sempre e necessariamente un problema di massimo di volume o di peso materiale, ma nn problema massimo di utilità, cioè, di mas- simo psicologico. Si pensi , che se 1' imprenditore , invece di lavorare per un mercato e fare i suoi cal- coli in moneta , lavorasse per medesimo, il pro- blema di una produzione massima in moneta si con-

^) Potremmo anche dire : « tutti >. poiché se sodo co- stanti, hanno una variabilità